MerlinON-AIR
"La Magia della Radio"

L’Istituto Comprensivo “Tina Merlin” è lieto di presentarvi la web radio d’istituto creata e condotta da alunni e insegnanti per far sentire la propria voce al di fuori delle mura scolastiche.

Un modo per dire la Nostra sulle tematiche più disparate, per imparare ad essere presenti nel mondo e un modo per sviluppare le Nostre competenze in modo creativo e divertente.

Di seguito trovate il calendario della programmazione radiofonica e più sotto il link per l’ascolto della radio e anche il Podcasting delle registrazioni, attività e puntate effettuate.

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ECCO LA DIRETTA !!!

Per interagire con noi durante le dirette ecco il NUMERO WHATSAPP +39 3898558200

 Licenza SIAE 3234 – Anno 2020

 

 ascolta in differita tutte le nostre trasmissioni

 

SU IL SIPARIO !

si va in scena

in collaborazione con

COMPAGNIA TEATRALE

Descrizione:La compagnia teatrale FUORI DI QUINTA di Santa Giustina con le voci dei suoi attori ci accompagnano in un viaggio virtuale attraverso il tempo sulle orme del teatro, dalle origini ai giorni nostri.

SI LEGGE

“PINOCCHIO”

Scuola dell’Infanzia di Sopracroda

Maestra Milena Danieli

 

INTERVISTE 

A PERSONAGGI FAMOSI

Scuola “R. Dal Mas”

Cavarzano

 Ins. Sacco Zirio Erik

Un compito autentico di tecnologia ed italiano è stato quello che hanno affrontato i ragazzi della classe di Cavarzano (“R. Dal Mas”) che, partendo dalle biografie di alcuni personaggi famosi, hanno ideato, realizzato ed interpretato delle interviste agli stessi personaggi studiati… facendone anche rivivere qualcuno…

Ecco le loro opere. Buon ascolto.

Houria, Chiara P. e Roberta intervistano ADELE

Camilla, Rebecca e Mercedes intervistano CAMILLA CABELLO

Samuele e Aurora intervistano BRENDA CHAPMAN

Alex e Ilaria intervistano KOBE BRYANT

Chiara A. e Giulia intervistano ISABELLA DA VINCI

Giulio e Giacomo S. intervistano LIONEL MESSI

Francesco e Giacomo G. intervistano MARTIN LUTHER KING

elisa e Ilary intervistano TIZIANO FERRO

Lorenzo e Matteo intervistano WALT DISNEY

Kyle e Youssef intervistano XXTentation

PRESENTAZIONE

 

LETTURA DI LEGGENDE

1^ E 

Scuola “I. Nievo”

 Prof. Francesco Foti

 12 aprile 2021

Il cavaliere e l’oro dei draghi di Lorenzo della Vecchia

C’erano una volta due grandi e imponenti draghi che vivevano a Belluno e ogni giorno svolazzavano per tutta la provincia.
Gli abitanti delle vallate erano felici per la presenza di queste enormi bestie perché erano di animo buono ed aiutavano le persone. Per esempio con le loro ali proteggevano gli alpini dalle valanghe, con il loro fuoco riscaldavano quelli che avevano freddo e divertivano i bambini.
Nessuno sarebbe andato a disturbare i draghi nella loro tana in mezzo ai monti, nessuno … tranne un cavaliere. Infatti un giorno giunse nella valle un cavaliere che giungeva dalla lontana Germania. Era un po’ sbruffone, infatti diceva a chiunque incontrava che si sarebbe recato alla tana dei draghi per derubarli di tutto l’oro che avevano. Chi lo ascoltava non era felice di queste vanterie ma si guardava bene dallo sconsigliarlo per paura di suscitare la sua ira.
Ecco quindi che, cercando a destra e cercando a sinistra, il nostro cavaliere scoprì la tana dei draghi. Aspettò pazientemente che i draghi fossero volati via e quindi, con dei buoi e degli asinelli che trainavano dei carri in cui il cavaliere avrebbe riposto l’oro, entrò nella caverna.
Davanti ai suoi occhi si manifestarono mucchi di oro e di gioielli. Tutta la caverna ne era piena.
Iniziò a caricare tutto quel ben di Dio nei carri ed il tempo passava inesorabile. Le montagne cominciarono a tingersi di rosa ed il sole a nascondersi dietro le montagne e lui era ancora lì a trafugare l’oro dei draghi.
Il malcapitato infatti non sapeva che i draghi erano soliti rientrare dai loro vagabondaggi al tramonto.
Ed infatti al tramonto fu beccato mentre ancora caricava ogni cosa sui draghi.
Fu imprigionato ed i draghi cominciarono a pensare a cosa farne di quell’intruso molesto. Alla fine decisero di tenersi solo metà dell’oro e l’altra metà di lasciarla sui carri. Dissero quindi agli asini e ai buoi di tornare in città e regalare tutto loro a tutti gli abitanti.
E del cavaliere?
Decisero di prenderlo in custodia e riportarlo da dove era venuto, in Germania. Così a Belluno e in tutta la provincia non si fece più vedere.
Ecco perché nello stemma di Belluno sono raffigurati i due draghi, perché gli abitanti di allora vollero ringraziare i draghi per tutto quell’oro ritraendoli lì affinché di loro non si perdesse la memoria.

I draghi rossi – di Nathan Savasta

Tanto tempo fa un drago rosso di nome Krek decise di distruggere tutti i villaggi intorno a lui abitati dagli uomini. Krek era alto quasi quanto una montagne e poteva schiacciare quattro case con il suo enorme piede.
era diventato famoso con il nome di “Distruttore”, ma a lui quel soprannome non andava comunque bene visto che in realtà non aveva distrutto a sufficienza visto che quei umani, scorretti, continuavano a creare, e a creare nuovi villaggi.
Krek viveva in una caverna da solo e si nutriva di pecore, bevendo l’acqua di laghi o di fiumi. Quando era stanco si mangiava un umano e, subito, si ricaricava per bene e recuperava immediatamente le sue forze.
Un giorno arrivò un altro drago rosso, ma lui aveva un carattere diverso da quello di Krek. Era molto buono.
Era anche più piccolo. E pietoso nei confronti degli indifesi. Ed infatti cominciò ad aiutare gli uomini a ricostruire i loro villaggi e a dare cibo a chi ne aveva più bisogno.
Quando Krek lo venne a sapere, andò subito in escandescenza. Si recò nella città che l’altro aveva aiutato a rimettersi su e scoprì una cosa che lo fece arrabbiare ancora di più. L’altro drago era suo fratello. Krunk si chiamava.
Dovete infatti sapere che Krek non andava d’accordo con i suoi parenti mentre Krunk era affabile con tutti. Sembrava che il destino dei due draghi sarebbe stato quello di combattersi fino alla morte e invece … Invece fecero pace e vinto dal buon carattere di Krunk, Krek accettò di aiutare il fratello a ricostruire del tutto la città.
Così i due aiutarono gli abitanti della città di Belluno e la loro città divenne bellissima, splendente e, riconoscenti, i Bellunesi gli dedicarono il loro stemma da cui, ancora oggi, fanno ancora capolino.

PILLOLE DI SCIENZA

2^ B 

Scuola “I. Nievo”

 Prof. Mara Liliana Slongo

marzo 2021

Il Filtro delle Meraviglie

I ragazzi e le ragazze della 2^B delle scuole “Nievo” guidati dalla prof. Mara Slongo hanno approfondito 4 temi scientifici producendo vari materiali e registrando i pezzi alla nostra webradio come conclusione dell’attività.

Si parla di Marte, di animali strani e particolari, di un’intervista ad Isaac Newton e del Moto nelle sue varie forme.

A destra trovate il file da ascoltare e qui sotto i materiali prodotti

 

“Marte” CLICCA QUI

 

“Curiosità Animali” CLICCA QUI

 

“Intervista a Isaac Newton” CLICCA QUI

 

“Il Moto e la Quiete” CLICCA QUI

STORIE SPAZIALI

1^ B 

Scuola “I. Nievo”

 Proff.

Patrizia Fava, Daria Burigo e Laura Stazione

febbraio 2021

Il Filtro delle Meraviglie

Noi classe 1^B abbiamo partecipato al concorso “SCRITTORI DI CLASSE, CONAD 2021” che prevedeva di scrivere un racconto realistico con alcune parti fantastiche a partire da un incipit dato.

I temi del concorso erano legati a tematiche ambientali come ad esempio acqua, rifiuti, inquinamento ed altri molto interessanti. Tra quelli proposti abbiamo affrontato “Il pianeta grigio” che riguardava l’inquinamento, un problema di tutti che può essere risolto solo se si collabora collettivamente. Abbiamo iniziato parlando dell’inquinamento in generale cercando di conoscerlo meglio e di fare delle proposte per diminuirlo. Poi, dopo aver letto l’incipit del concorso, abbiamo lavorato ad isole. Abbiamo scritto tutti un racconto per poi correggerlo, articolarlo e ampliarlo in gruppo. Infine tutte le isole hanno letto il proprio racconto e di nuovo insieme abbiamo eletto quello più convincente e più bello da inviare. 

Per completare il concorso dovevamo anche valutare altri tre racconti di altre classi di altre scuole con incipit diverso dal nostro attraverso un modulo online. Anche in questo caso abbiamo lavorato tutti insieme. Il nostro racconto è speciale; il protagonista sarà un simpatico alieno arancione: Muzon. Abbiamo voluto impressionare il lettore e convincere tutte le persone a rimediare ai problemi che noi stessi causiamo all’ambiente ogni singolo giorno.

E’ stata un’esperienza nuova, divertente e coinvolgente, che ci ha aiutato a conoscerci e a collaborare con i nuovi compagni.

 

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RACCONTI DI FANTASMI

Scuola “I. Nievo”

 Prof. ILARIA BORRELLI

Guidati dalla prof. Ilaria Borrelli, gli alunni della classe 2F, dopo aver lavorato sul racconto di fantasmi, hanno dato vita ai propri racconti.
PRESENTAZIONE 

  RACCONTI:     “Il vecchio amico” di Arianna De March 

 e “Il vecchio pazzo, sig. Adams” di Chiara Segat 

 

TESTIMONIANZE

DAL MONDO

Scuola “I. Nievo”

 Prof. Anna Rodighiero

En toda América, la pandemia tuvo grandes consecuencias en la vida cotidiana de grandes y chicos. Desde febrero del año pasado, las clases en las escuelas y en las universidades han sido virtuales, y las personas han trabajado desde casa. Aunque han sido tiempos difíciles en los que hemos perdido seres queridos, lo cierto es que ha sido una oportunidad única para valorar las cosas más pequeñas de la vida: en este tiempo yo, por ejemplo, he aprendido a aprovechar al máximo el tiempo con mis padres, a cocinar y, en generar, a crear mejores hábitos. También he podido valorar la vida y la compañía de las personas que más quiero, y a valorar la belleza de los paisajes de mi país, Colombia,  que no he podido ver en meses por culpa de la pandemia. Por eso, tengo muchas ganas de volver a salir a la carretera, de volver a probar nuevos platos y de hacer actividades simples pero necesarias, como jugar al fútbol con mis amigos. Sé que en Italia las cosas han sido similares, pero los invito a mirar estos tiempos extraños con ojos de optimismo. ¡Buena suerte!                                                            JUAN CAMILO BONZE

PRESENTAZIONE

 

LETTURA DI LEGGENDE

1^ E 

Scuola “I. Nievo”

 Prof. Francesco Foti

 13 gennaio 2021

La nascita dell’Hockey – Jordan Baldissara

Tanto tempo fa, in un luogo lontano lontano nel Nord del mondo, c’era un vecchio signore anziano che aveva una fattoria. Quando, però, sua moglie morì, lui non riuscì più a star dietro agli animali. Per aiutarlo, chiamò allora tre aiutanti e con loro cercò di far uscire le bestie dalla stalla e portarle a vivere all’aria aperta.
Qualche giorno dopo, però, arrivò un forte temporale ed i quattro furono costretti a far rientrare gli animali nella stalla.
Iniziarono a contarli ma si accorsero che ne mancava uno, il più piccolo.
La mattina dopo iniziarono a cercarlo ma, ahimè, lo trovarono ormai morto. A quel punto lo presero, lo riportarono alla stalla e lo lasciarono lì, in attesa di dargli una degna sepoltura.
Il guaio fu che, per la pigrizia, lasciarono passare giorni su giorni ed allora dai resti dell’animale si diffuse un morbo che fece ammalare anche gli altri animali e fu così che, quando i quattro tornarono alla stalla, videro che nessuna delle bestie era rimasta in vita.
Disperato, il vecchio pregò gli dei e disse: “Vi prego, aiutatemi. Purificate la mia stalla ed io ve ne sarò per sempre grato”.
E fu così che gli dei cominciarono a far piovere, ma piovve tanto, ma così tanto che si allagò tutto.
Fu un gran disagio, ma è pur vero che ogni cosa fu purificata.
Non finì qui però, perché qualche giorno dopo cominciò a soffiare il vento del Nord che cominciò a ghiacciare ogni cosa, compreso il pavimento della stalla su cui l’acqua si era fermata.
Quando vi entrarono, i quattro videro che nella stalla si era formato un gran lastrone di ghiaccio che ne ricopriva tutto il pavimento.
Più che camminare i quattro vi pattinavano sopra. Per scivolare meglio presero dei pezzi9 di ferro, li levigarono, li affilarono e li attaccarono alle loro scarpe così cominciarono a pattinare sul ghiaccio.
Per divertirsi pensarono poi di creare delle porte con le reti; presero poi un ciottolo dalla forma regolare ed alcuni bastoni ricurvi con le quali spingere e far scivolare a gran velocità quel pallino.
Alla fine pensarono di realizzare delle gradinate per far assistere a chi lo volesse alle loro partite.
E fu così che venne creato l’Hockey su ghiaccio.

La creazione della Tristezza – Nathan Savasta

Il dio Infinito aveva ormai creato l’uomo e la donna e così aveva deciso di riposare. Nel Paradiso, la casa di Infinito, ogni cosa era felice. Troppo bello per durare. Ed infatti arrivò, a rovinare tutto, quel guastafeste di suo fratello, Morte.
Al vederlo, tutti gli angioletti cominciarono a fremere spaventati e a scappare di qui e di là.
Infinito decise che ne aveva fin sopra i capelli di quel suo fratello guastafeste e pensò di creare, per rovinargli le giornate, un’emozione che ancora non esisteva.
Eh sì, perché esisteva la felicità, esisteva la paura, esistevano la rabbia e la sorpresa ma non la tristezza. Ed eccola prontamente creata e scagliata contro il fratello per rovinargli l’umore, così da rendere anche a lui pessime le giornate.
Morte, allora, per la tristezza cominciò a piangere, a piangere, a piangere talmente tanto da finire per allagare il Paradiso.
“Dalla padella alla brace” pensò Infinito che, scocciato, pensò di allontanare lo scocciatore esiliandolo una volta per tutte all’Inferno.
Risolto il problema dello scocciatore rimaneva un problema non da poco: cosa farsene della Tristezza.
Pensò bene, allora, di distruggerla e di affidare questo compito non facile al dio dell’Amore.
Morte intanto continuava a piangere. Piangeva, piangeva e piangeva a tal punto che aveva allagato l’intero Inferno. Pure il fuoco eterno aveva estinto.
Che fare?
Questa volta Infinito decise di trasformare Morte in un serpente, almeno quelli non piangono.
E Amore con la Tristezza?
Beh … Amore dovette in primo luogo sistemare tutti i guai provocati da Morte in Paradiso e nell’Inferno e decise di “regalare” la Tristezza agli uomini.
Ed ecco così che nei suoi momenti di pausa dal lavoro, sistemare i guai di Morte è una cosa lunga, ma molto lunga, Amore giunge sulla Terra dove fa innamorare uomini e donne e la Tristezza c’è tuttora, fa parte delle emozioni degli uomini tutti.
Anche delle donne s’intende …

La nascita della tartaruga di Alessia de Pra

C’era una volta, tra pesci, delfini e stelle marine, una bella casa negli abissi del mare. Al suo interno abitava un merluzzo, dal colore un po’ marroncino, che si annoiava tutto il tempo.
La sua famiglia era davvero ricca, visto che gli aveva lasciato molto denaro, oro e gioielli.
Un giorno decise di provare a uscire dalla sua deliziosa casetta e, voglioso di avventure, di provare ad avventurarsi in luoghi che non conosceva.
Quando uscì, incontrò lo zio che lo portò in giro per il mare ma a lui questo non bastava. Salendo su a profondità minori vedeva filtrare, lassù in alto, fasci di luce luminosissima. Cosa si nascondeva lassù in alto. Com’era desideroso di scoprirlo.
Stava per accingersi a salire, quando lo zio lo fermò dicendogli che ciò che si trovava al di fuori del mare non era adatto alla loro specie. Se avesse provato a uscire fuori dall’acqua avrebbe pagato con la sua vita.
Mestamente, così, il povero merluzzo abbandonò i suoi propositi di novello esploratore e se ne tornò a casa.
Passarono diverse settimane di noia casalinga quando sentì suonare l’allarme del popolo marino. Uscì per vedere e su di lui vide l’acqua tingersi di nero. Un nero che diveniva sempre più fitto diffondendosi sempre di più. Era una petroliera che per un incidente aveva cominciato a perdere petrolio da una delle cisterne.
Piano, piano ogni cosa si tinse di nero. Tutto. Il merluzzo, in preda al panico, cominciò a cercare un varco in tutte quelle tenebre … ed ecco, lontano, lontano un flebile raggio luminoso a squarciare tutta quella oscurità.
Il merluzzo prese la rincorsa e cominciò a salire, a salire, fino a che non arrivò sul pelo dell’acqua. Era arrivato nel mondo esterno. Le onde si muovevano lente stendendosi per ogni dove. Lontano una distesa giallastra su cui esse andavano ad abbattersi.
Si fece trasportare dalla corrente, sino a quando non fu arrivato a riva. Lì, stanco, andò ad adagiarsi vicino ad una grande conchiglia.
In cerca di protezione, vi si infilò dentro. Solo la testa fuoriusciva da essa. Ed ecco il miracolo. Il petrolio fuse in uno i due esseri ed il merluzzo scoprì di poter respirare anche l’aria del mondo esterno. Decise così di rimanere sulla terraferma, quel mondo che aveva tanto desiderato scoprire.
Con il tempo le spuntarono delle zampine, così da potersi muovere più agevolmente su quella strana terra e da quel momento quel nuovo essere venne chiamato “Tartaruga”

Quando venne giù la pioggia di Federico Munerol

Quando Dio creò il mondo non esisteva ancora la pioggia. Un giorno un bambino di nome Swaili, che viveva in Africa, la terra più ricca, capì che mancava qualcosa.
Secondo lui doveva scendere qualcosa dal cielo. Pensò per molto tempo a una soluzione, finchè un giorno si trovò vicino a un grande albero, altissimo; talmente alto che non se ne vedeva la sua cima.
Swaili pensò che se avesse iniziato a scalare l’albero forse sarebbe arrivato fin su al cielo.
Incuriosito, salì sull’albero e andò sempre più in alto finchè non arrivò in cima al cielo, e si trovò davanti a un castello fatto di nuvole.
Entrò nel castello e trovò la dea che ne era la castellana: la regina Queloag. Swaili le chiese se poteva far piovere in tutto il mondo perché le terre erano secche e gli uomini avevano bisogno di bere. La regina lo avrebbe fatto solo se Swaili fosse rimasto con lei in cielo, perché voleva tanto un bambino.
Swaili le rispose di no … allora la regina, per la tristezza, si mise a piangere e pianse talmente forte che tutte le sue lacrime si trasformarono in pioggia. Così iniziò a piovere sulla Terra.

La pioggia di Nataly Reveane

Molto tempo fa esistevano solo le nuvole su in cielo, ma erano molto scontrose e scorbutiche le une nei confronti delle altre. Tutte, tranne una che era diversa dalle altre, per carattere ed indole. Era gentile e curiosa. Si chiedeva soprattutto che cosa avessero le nuvole di particolare, quale fosse lo scopo per cui erano state create. Era una domanda che la incuriosiva. Il loro destino non poteva essere solo quello di farsi spostare qui e là per il mondo dai venti e di oziare tutto il giorno. Il suo destino, e quello delle sue compagne, doveva essere qualcosa di diverso dal bivaccare nel cielo.
E così cominciò a fare esperimenti su se stessa, per vedere quale fosse il segreto custodito dentro di lei. Cominciò a scrollarsi, darsi pugni, scontrarsi con le altre nuvole. Ma niente. Non succedeva nulla.
Finchè un giorno non incontrò un mago, vestito di blu, con il manto trapuntato di stelle ed un cappello a punta. Gli chiese quale fosse il segreto custodito dentro di lei e l’altro, mettendosi a ridere le rispose “Ma basta che piangi e te ne accorgerai”. E così la nuvola fece. Pianse. E vide che delle piccole gocce nascevano da lei e scendevano gioiose sulla Terra dove venivano ben accolte e la Terra stessa si ammantava di verde da quel grigio spento che prima la ricopriva.
Corse a dirlo anche alle altre nuvole ed anche loro cominciarono a piangere. E sulla Terra oltre all’erba cominciarono a crescere gli alberi e venne la vita che giunse a rallegrare ogni cosa.
E così le nuvole piangono. Piangono anche oggi. Ma quelle non sono lacrime tristi, di dolore, ma gioiose ed allegre e piene di vita.

Perché esiste la pioggia di Alessia de Pra

Molto tempo fa sopra le nuvole ed il cielo si nascondevano delle personcine in grado di sapere cosa succedeva nel mondo intero.
Un giorno il sole cominciò a splendere sempre più forte e sulla Terra iniziò a far tanto di quel caldo come non era mai stato, così le personcine cominciarono a sudare copiosamente e le loro goccioline di sudore cominciarono a cadere sui terreni di tutto il mondo. Ma loro, visto che volevano molto bene agli abitanti della Terra, si misero a piangere perché non volevano che la gente divenisse triste a vederli così mal messi.
Ed ecco che nuove gocce di pioggia cominciarono ad innaffiare la Terra e, dato che vedevano ogni cosa, gli omini videro che piangendo avevano peggiorato le cose, quindi smisero subito.
Il problema era però che il sole continuava implacabile ad essere bollente e sulla Terra faceva un gran caldo che faceva soffrire anche i terresti.
Le personcine decisero così che quando il sole avesse cominciato a risplendere troppo ed il caldo fosse diventato insopportabile, avrebbero cominciato a piangere in modo tale da arrecare sollievo agli uomini. E fu così che nacque la pioggia.

L’origine di Belluno di Pietro Ravanelli

C’era una volta una città che si chiamava Bruttuno perché tutti i suoi abitanti erano bruttarelli. Un giorno, però, arrivò a vivere in quella città un ragazzo bellissimo che si attirò l’invidia di tutti i ragazzi del paese che non perdevano l’occasione di prenderlo in giro e di bullizzarlo. Lui non si lamentava anche perché aveva tutte le ragazze a coccolarlo e a fargli coraggio. Dopo diversi anni il ragazzo, che era stato soprannominato il Bello, divenne il re di quella città e ne cambiò il nome in Belluno perché lui era l’unico bello tra tanti brutti.

Perché la Terra gira intorno al sole di Pasqualin Leo

Tanto tempo fa, nella nostra galassia, i pianeti vagabondavano senza sosta e scontrandosi facevano un gran rumore. Questo frastuono infastidiva una divinità, Giuseppe il dormiglione, che non riusciva a riposare tranquillo.
Ad un certo punto si svegliò super arrabbiato e si prese una tazzona di latte per tirarsi su il morale, poi si vestì velocemente e provò a fermare i pianeti. Cercò in tutti i modi di comunicare con loro, ma i pianeti non volevano ascoltarlo e continuavano a sbattere gli uni contro gli altri come sugli autoscontri.
Allora Giuseppe, sempre più arrabbiato, prese un lungo bastione e li infilzò uno ad uno, come fossero uno spiedino.
I pianeti così non potevano più scontarsi e, come fossero una trottola gigante, li mandò a farli girare attorno al sole.
Tra i pianeti c’era anche la Terra che da allora gira attorno al sole senza sosta.
E finalmente Giuseppe, soddisfatto del suo lavoro, potè tornare a dormire serenamente.

Progetto – TI DONO IL MIO SGUARDO

Si è concluso il Progetto della scuola primaria “R. Dal Mas” che ha portato tutti gli alunni del plesso a pensare, progettare, realizzare e registrare uno o più testi originali basandosi su alcune immagini evocative.

Questo è stato “Ti dono il mio sguardo” in cui gli insegnanti hanno cercato di focalizzare le attività sull’unica parte del viso che ora comunica con gli altri.

Ecco tutte le registrazioni passate in questa radio la settimana dal 21 al 28 novembre 2020 che concludono l’attività che ha coinvolto la scuola per più di un mese.

LETTURA DI FIABE E FAVOLE

1^ E 

Scuola “I. Nievo”

 

 

Prof. Francesco Foti

 3 dicembre 2020

Il vecchio taglialegna di Maria Sirine

Un vecchio taglialegna, mentre tagliava il tronco di una quercia, sentì una voce che diceva: “Ti prego, non buttare giù la mia casa. Se non taglierai la quercia esaudirò i tuoi prossimi tre desideri”.

Il vecchio, visto che era sempre molto gentile, decise di non tagliare la quercia. Apparve allora una fata che gli disse: “Grazie mille per il tuo gesto. Adesso avrai a disposizione tre desideri e potrai spenderli come vuoi”.

Qualche giorno dopo il vecchio andò in paese perché aveva finito il suo lavoro, lì vide due bambini con la loro madre che chiedevano l’elemosina. Il vecchio si ricordò dei tre desideri e decise di usarne uno: voleva che quella piccola famiglia avesse tutto quello che di serviva per sopravvivere. Apparve quindi una casa in cui loro potettero recarsi per vivere e lì dentro dei vestiti, cibo, soldi e tante altre cose.

Al vecchio, quindi, rimanevano solo due desideri.

Mentre camminava vide una vecchietta a cui era caduta la spesa. Allora, visto che era troppo vecchio e non riusciva a piegarsi bene, decise di usare un altro dei suoi desideri per raccogliere tutto.

Al vecchio adesso rimaneva solo un desiderio ma, anche questa volta, dovette usarlo perché aveva visto un bambino giocare senza scarpe e, visto che gli faceva male al cuore vedere quella scena, decise di fare apparire un bel paio di scarpe nuove e robuste con il suo ultimo desiderio.

Il vecchio, che ormai era stanco, tornò nel bosco dove c’era la sua piccola capanna e si mise a dormire.

Mentre sognava sentì una voce: “Mio signore, sono io, la fata dell’altra volta. Ti ho seguito per tutti questi giorni e ho visto come hai usato bene i tuoi desideri”. Il vecchio annuì.

La fata allora decise di dargli la possibilità di esaudire desideri infiniti perché era stato molto cortese con le altre persone e fu così che quel vecchio grassottello, dalla lunga barba bianca, che vestiva tutto di rosso, a partire da quel giorno per tutti i natali successivi e per tutti i natale che mai ci saranno poté esaudire tutti i desideri espressi dalle anime buone.

La fortuna dei due figli – Bahtir Halilaj

Una donna rimasta vedova con due figli da mantenere non sapeva più come fare a mantenerli. Un giorno quindi li chiamò e disse al più grande di loro: “Ecco qui, una borsa con del pane, vai a cercare fortuna”.

Il primo figlio partì. Camminò un giorno, un altro e un altro ancora finchè non raggiunse un fiume innevato. Lì, in una piccola casetta di legno, viveva un vecchio e saggio uomo che chiese al ragazzo: “Salve giovanotto. Cosa fai da queste parti? Tenti la fortuna?” Il ragazzo balbettò: “Ss… sì. Tento la ff…ortuna”.

Lui aveva moltissima paura perché pensava che l’uomo lo volesse uccidere; in realtà non sarebbe mai potuto accadere perché il vecchio era saggio e non possedeva intenzioni omicide.
Dopo un po’ il fiume diventò terra e il ragazzo riuscì ad attraversarlo.

Camminando camminando, uno, due, tre giorni, incontrò uno gnomo e gli chiese: “Tu nascondi oro e monete vero?”

Lo gnomo rispose: “Sì, però se mi darai qualcosa di buono da mangiare ti darò tutto l’oro e le monete che vuoi”.

Il ragazzo pensò: “Posso dargli il pane di mia madre”. Il ragazzo contento disse allo gnomo: “Ho del pane”. Lo gnomo corse da lui e fece uno scambio stupendo.

Il ragazzo, ormai stanco, tornò a casa con l’oro. Riattraversò bosco e fiume innevato e giunse a casa. Lì raccontò alla mamma e al fratello più piccolo ciò che gli era successo.

Il fratello più piccolo allora cominciò a pensare sul come ottenere anche lui monete e oro. Partì per uno, due, tre giorni fino ad arrivare in un bosco dove incontrò un orco obeso che aveva una ciambella in mano. L’orco si accorse del ragazzo e gli chiese: “Cosa ci fai qui?” Il ragazzo, dalla paura, rispose: “Tt… ento la ff… ortuna”: L’orco finì di mangiare la ciambella e gridò: “Oh no! Ho finito la colazione e ora ho sete. Giovanotto, per favore, vai nel fiume qui vicino e portami dell’acqua”. Il ragazzo rispose di sì e partì per una, due, tre ore.

Arrivato al fiume prese dell’acqua con un secchio e la portò all’orco. Quando fu giunto a destinazione vide che al fianco dell’orso adesso c’era una strega che, al vederlo, gli disse: “Ti darò delle mele d’oro solo se mi darai del pane per la mia pozione magica”.

Il ragazzo esultò, saltellando qui e là per la gioia, perché aveva conservato il pane che la madre gli aveva dato quando era partito e quindi disse alla strega: “Senti, io ho del pane” quindi fecero lo scambio e il ragazzo ne fu molto felice.

Dalla stanchezza ritornò a casa con queste buonissime mele d’oro e raccontò tutto alla madre e al fratello grande. E fu così vissero felici e contenti in una casa bella e grande con poca nostalgia del padre

La principessa triste di Lediona Bajrami

Un re aveva una figlia e non rideva mai. Per quanti balli feste spettacolari il re facesse, la ragazza rimaneva seria e muta come una pietra di cimitero. La fanciulla era sotto un brutto incantesimo che le aveva lanciato un orco. L’orco aveva un odio viscerale nei confronti del padre della fanciulla a tal punto che aveva una sua foto appesa alla parete che gli fungeva da bersaglio quando giocava a freccette.

Un giorno questo maledetto orco si presentò al palazzo vestito come una bambina, visto che era molto basso. Il re non sospettò nulla e lo fece entrare. In effetti l’orco si comportò come una vera bambina, poi però chiese al re: “Dov’è la principessa? Posso andare da lei?”.

“Certamente! È in camera sua, al piano di sopra!” Gli rispose il re.

L’orco si recò dalla principessa e bussò alla sua porta, la aprì ed entrò. La principessa gli chiese allora con voce acuta “Cosa vuoi da me? Forza, parla”

E fu allora che l’orco svelò la sua vera natura. Smise le sembianze di bambina e mostrò il suo aspetto orrendo, facendo vedere il suo vero e brutto muso rugoso. La principessa ne fu pietrificata e, per lo spavento, non riuscì neanche a gridare aiuto.

Dovete però sapere che a vegliare sulla principessa in quel momento c’era una bellissima fata. Invisibile, se ne stava acquattata dietro una tenda ed aveva osservato tutto quello che era appena accaduto nella stanza.

Era la madrina della fanciulla, che anni prima aveva giurato a se stessa che avrebbe prima o poi trovato un sistema con il quale curare la povera nipote e dopo tanti e tanti anni di studio e di tentativi vari era finalmente riuscita a creare una pozione magica che avrebbe spezzato l’incantesimo dell’orco e avrebbe fatto ridere la figlia del re. Ed era così quindi che aveva deciso di tele trasportarsi nella camera della fanciulla.

Ecco quel che si dice “trovarsi al posto giusto, nel momento giusto”.

Il guaio fu che appena la principessa si fu ridestata dalla sorpresa si precipitò verso l’orco per difendersi e nel farlo travolse la fata invisibile che fu spinta, tanto forte era stato l’urto, fuori dalla finestra.

L’orco approfittò dello strano incidente, lui aveva visto soltanto la figlia del re cadere a terra dopo aver sbattuto contro un ostacolo invisibile, e spruzzò sul volto di quest’ultima un potente sonnifero che l’avrebbe fatta dormire per cento anni. La ragazza così cadde a terra e si addormentò.

La fata andò subito in suo soccorso, eh sì … perché le fate sanno volare e quindi lei non era precipitata giù in cortile quando era stata spinta ma, dopo un attimo di smarrimento, era rientrata dalla finestra.

Cercò nel suo arsenale un rimedio al maleficio dell’orco e trovò la pozione giusta per risvegliare la fanciulla addormentata in quel sonno senza fine. Ne spruzzò alcune gocce sul suo viso e quindi prese l’altra pozione, quella che aveva inventato per spezzare la brutta magia che fino ad allora aveva reso tristi le giornate della figlia del re, e gliela fece bere.

La fanciulla si mise a ridere come mai aveva fatto prima ed al sentire quel suono argenteo di cristallina gioia l’orco svanì in mille pezzi.

Il re sentì queste risate provenire dalla camera della principessa e corse da lei. Appena la vide ridere, il suo cuore si riempì di gioia e rise assieme a lei. Organizzò così una festicciola e vissero tutti felici e contenti.

Tre fratelli in cerca di fortuna – di Nathan Savasta

Un marito morì lasciò la moglie con 3 figli da sfamare. Un giorno la donna li chiamò e disse” Ecco a ciascuno una borsa con dentro un po’ di pane, andate a cercare fortuna”. I figli fecero come aveva detto la madre. Il figlio più piccolo prese la via più comoda, ampia e larga, e andò a cercare qualcosa per vivere nella Valle della Fortuna.

Quando vi giunse ebbe un’amara sorpresa. Davanti a lui si stendeva un deserto pieno di aggrovigliati serpenti,

“Wow! – pensò – non pensavo che la valle della fortuna fosse piena di serpenti”. Subito i serpenti si trasformarono streghe e lui venne risucchiato nel buio più profondo e mentre si sentiva mancare pensò: “Non dovevo scegliere la via più comoda”.

Il figlio di mezzo si diresse nel pieno del bosco. Lui si chiamava Alberto ma tutti lo chiamano Leone per il suo gran vizio di divorare tutto il cibo che trovava e per questo finì per mangiare in breve tempo il pane che gli aveva dato la madre e così, dopo due giorni, morì di troppa fame.

Il terzo figlio, Gebedia, il più grande, nel suo cammino finì per passare vicino al corpo di Alberto e disse: “E’ ovvio che “Leone” sia morto di fame. Mi sia di insegnamento”.

E così Gebedia imparò a razionare il cibo e a pensare prima di agire, Camminò a lungo, ma alla fine raggiunse una valle ospitale e fertile, piena di alberi da frutta e di ogni ben di dio. E così potè vivere senza problemi per il resto della sua vita.

Vi chiederete se questa fiaba ha una sua morale? Beh … se ne possono trovare ben due. La prima può essere: Beato chi impara dagli errori degli altri. La seconda, vi chiederete? Può essere questa: a volte la scelta più scontata può essere quella sbagliata.

LETTURA DI FIABE E FAVOLE

1^ E 

Scuola “I. Nievo”

 

 

Prof. Francesco Foti

 6 novembre 2020

Il lupo e il leprotto di Maria Sirine

Un giorno, in un bosco, un lupo e un leprotto cominciarono a litigare su chi fosse il più abile tra i due a raccogliere il cibo.

Il leprotto allora propose al lupo una sfida: chi fosse riuscito a trovare il cibo più buono avrebbe vinto.

Il lupo accettò e tutti e due si incamminarono verso l’orto del leone, che era ricco di tanti frutti buoni.

Il leprotto, che era piccolo e veloce, andò per primo e raccolse tanta frutta e verdura: fragole, carote, pomodorini, mele e tante altre cose.

Il lupo, che era più grande e visibile, doveva procedere più furtivamente, facendo molta attenzione.

Nel frattempo il leprotto, che aveva raccolto tutto quello che le sue piccole braccia riuscivano a portare, scappò via, lasciando vicino al lupo tutto quello che non riuscito a portare via.

Il lupo, quindi, per non faticare fece per raccogliere tutto quel ben di dio. Aveva appena preso il primo frutto da terra quando il leone, uscito dalla sua tana insospettito dai tanti rumori che stava sentendo, lo vide e cominciò a ruggire arrabbiato.

Il lupo, pieno di paura, lasciò cadere il cibo che teneva in bocca e non riuscì a toccare quello che desiderava.

L’orso e il maialino di Nathan Savasta

Tanto tempo fa un maialino molto socievole si perse nel bosco. Davanti a lui c’era un sentiero e alla fine di esso una caverna buia, abitata da un orso.

“Vorrei tanto seguire questo sentiero, ma non conosco questo posto. Meglio chiedere aiuto e informazioni all’orso” Pensò il maialino.

Il maialino entrò, tutto impaurito, in quel posto buio e urlò: “Grande orso sai dove posso trovare una strada per tornare a casa?”

L’orso, che era in letargo e quindi stava dormendo profondamente fu svegliato di soprassalto. Infastidito gli rispose: “Vedi quella tana di formiche rosse? Ecco, se ci salti sopra ti troverai magicamente nella tua fattoria!!!”

Il maialino non è che si fidasse molto ma voleva tanto tornare a casa che si fidò delle parole dell’orso.

Uscì fuori dalla caverna. Vide il formicaio di cui gli aveva parlato l’orso. Prese la rincorsa e vi si buttò sopra.

Le formiche, arrabbiatissime per la devastazione subita, cominciarono a beccarlo a milioni e, lentamente, avvolto in quel macabro sudario, il povero maialino morì divorato.

Le sue ultime parole furono “Dovevo prendere il sentiero che avevo visto fidandomi del mio istinto che dare retta alle bugie dell’orso!!”

Morale: chi fa da sé, fa per tre.

Il coniglio e la lucertola di Olesia Cuceruc

C’erano una volta coniglio e una lucertola. I due erano grandi amici. Adoravano stare insieme e anche giocare. Correvano, si nascondevano. Stavano tutti i giorni insieme.

Quando arrivava la sera erano molto dispiaciuti, non vedevano l’ora che fosse già mattina.

“Buona notte amico!” Diceva la lucertola.

“Buona notte lucertola. Ci vediamo domani” Rispondeva il coniglio.

Un giorno i due decisero di fare una corsa. Chiamarono così gli animali della foresta: come uccelli, rane, una volpe eccetera.

La volpe fu scelta come arbitro. Quest’ultima fece disporre i due amici dietro la linea di partenza e gridò: “Uno, due, tre … VIA!!!”

I due correvano e correvano. Il coniglio fu ben presto in vantaggio ma alla fine la lucertola, con uno scatto, tagliò il traguardo per prima.

“Sei stata veloce” si congratulò il coniglio.

“Grazie mille!” risposte la lucertola.

Arrivò la sera, i due erano così stanchi che non riuscivano neanche a camminare. Decisero così di salutarsi e di darsi appuntamento alla mattina successiva.

Quando il sole si alzò, il coniglio andò a trovare la lucertola. Fu sorpreso nel non trovarla da nessuna parte. Ma, mentre se ne stava per andare sconsolato, udì un grido:
“Aiuto, aiuto, qualcuno mi aiuti!!

“Ma è lucertola” pensò sorpreso. Corse verso il punto da cui erano venute le grida e vide un serpente che stava per mangiare la lucertola. Accorse e iniziò a saltare sopra il serpente.

“Vai subito lontano da qui!” Gridò il coniglio.

Il serpente, tutto ammaccato, scivolò via mesto.

“Grazie mille, mi hai salvato la vita!” Lo ringraziò la lucertola. “Di niente.” Rispose il coniglio.

Passarono alcuni giorni e l leprotto stava saltellando nella foresta quando un lupo affamato cominciò a seguirlo. Appena la lepre se ne accorse e capì che stava per essere mangiato, cominciò a chiedere aiuto.

La lucertola vide la scena e comprese che l’amico era in pericolo di vita, ma aveva così tanta paura che fuggì abbandonandolo nelle fauci del lupo.

Questa favola vuole insegnare che non sempre le buone azioni vengono ricompensate

La volpe scherzosa di Lorenzo della Vecchia

Letto da Lediona Bajrami

C’era una volta una volpe che adorava fare scherzi. Al coniglio aveva rubato le sue carote, alla rana aveva liberato un serpente nel suo stagno, alla puzzola aveva rubato il sapone.

Un giorno la pecora, che aveva subito lo scherzo di un serpente trovato nel barattolo del caffè, si arrabbiò e convocò tutti gli animali del bosco compresa la volpe.

Arrivarono i picchi, le rane, i conigli, i lupi, gli scoiattoli e tutti gli altri animali. La pecora si preparò a tenere il suo discorso. Salì sul palco che aveva preparato e disse” Siamo tutti stufi dei tuoi scherzi, volpe. Finiscila o sarai bandita dal bosco se la maggioranza di noi lo vorrà!”

Al discorso seguì una votazione per decidere se allontanare la volpe o darle un’ultima possibilità. Quando la votazione si concluse la pecora fece per aprire l’urna per conteggiare le schede, ma un’esplosione di coriandoli la ricoprì e la volpe, ridendo, se ne andò a casa, infischiandosene di tutto.

Vogliosa di rivincita alla pecora venne un’altra idea e la espose ai suoi amici animali che la accolsero con entusiasmo.

Il giorno dopo, approfittando dell’assenza della volpe, pecora e compagni si intrufolarono nella sua casa e ….

La volpe tornò a casa e controllò il suo armadietto degli scherzi dove custodiva tutto il suo armamentario ma lo trovò vuoto.

Arrabbiata la volpe uscì e cominciò a gridare: “Dove sono tutti i miei strumenti!!!!!” Ma nessuno rispose, anzi ad un tratto la volpe sentì uno strano rumore provenire da un cespuglio. Ed ecco arrivare verso di lei un coniglio zombi. Spaventata la volpe entrò in casa e scappò in camera da letto. E, ad aspettarla, trovò un porcospino fantasma … così corse in bagno … e trovò una rana mummificata.

Disperata stava per scappare di casa quando davanti a lei vide la pecora che, ridendo, le disse: “Chi la fa, l’aspetti”

Subito lei e tutti gli animali della foresta che erano accorsi, compreso il coniglio, il porcospino e la rana che si erano solo travestiti, cominciarono a prenderla a pernacchie. E la volpe se ne andò via dal bosco umiliata.

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